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Vesuvio


  • Nazione
  • Tipologia
  • Ultima attività

  • Latitudine
  • Longitudine
  • Elevazione
  • Italia
  • Stratovulcano

  • 40.821° N
  • 14.426° E
  • 1281 m


Descrizione


Il Vesuvio è uno stratovulcano situato all'interno di una caldera larga 4 km che rappresenta ciò che è rimasto dell'antico edificio vulcanico Monte Somma, crollato in parte dopo la famosa eruzione del 79 d.C.

L'eruzione causò il crollo del versante sud del Monte Somma in corrispondenza del quale si sarebbe formato il cono attuale col suo cratere, ovvero ciò che oggi identifichiamo col Vesuvio.

Per tale motivo l'intero complesso "Monte Somma - Vesuvio" è classificato come vulcano a recinto o annidato (quindi dove vi è un cono vulcanico all'interno di una caldera ovvero una depressione di forma subcircolare).


Sistema Vesuvio - Monte Somma

(sistema "Vesuvio - Monte Somma")


Prima dell'eruzione avvenuta probabilmente il 24 Ottobre del 79 d.C., il Vesuvio non doveva certamente apparire come oggi, ovvero un vulcano attivo, arido e privo di vegetazione.
Infatti numerosi scrittori antichi lo descrissero con terreni molto fertili, coperto da vigne e orti.
A tal proposito basti pensare che nel 73 a.C., durante la terza guerra servile, il famoso gladiatore Spartaco e i suoi seguaci, rifugiati sul Vesuvio, riuscirono a fuggire dall'esercito di Roma utilizzando i tralci delle viti, che ricoprivano le pendici del monte, come corde per calarsi lungo un fianco del vulcano molto ripido e perciò non sorvegliato.


Il Vesuvio inoltre è sicuramente tra i vulcani più famosi e monitorati al mondo: ciò è principalmente dovuto al fatto che sulle sue pendici del vulcano e nelle vicinanze abitano circa 3 milioni di persone, perciò, se dovesse verificarsi un' eruzione, le conseguenze sarebbero a dir poco catastrofiche.


Dal punto di vista geologico pare che la zona del Vesuvio sia soggetta da attività vulcanica già da 400.000 anni anche se, tuttavia, pare che l'edificio vulcanico abbia iniziato a formarsi circa 30mila anni fa nelle profondità del Golfo di Napoli.
Il vulcano, un tempo sottomarino, emerse come isola e nel tempo si unì alla terraferma (mediante il materiale vulcanico eruttato durante le numerose eruzioni).


Negli ultimi 19mila anni si sono alternati periodi di relativa calma a violenti eruzioni vulcaniche.
Tra queste spicca l'eruzione "Avellino" avvenuta forse 3800 anni fa e che fu talmente catastofica dall'aver seppellito l'area dove oggi sorge Napoli distruggendo inoltre numerosi insediamenti risalenti all' età del Bronzo.


L' eruzione del 79 d.C. è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica.
L' eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del Vesuvio e dei territori circostanti, ha distrutto le città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia.
Secondo una stima di Plinio il Giovane, testimone del fenomeno assieme a Plinio il Vecchio morto durante l'evento, la nube piroclastica del Vesuvio potrebbe aver raggiunto i 26 chilometri di altezza.

Le città di Pompei e Stabia furono sommerse da una pioggia di pomici, cenere e lapilli e in generale da materiale eruttivo spesso fino a 10 metri.
La città di Ercolano fu invece investita e sepolta da una colata piroclastica di incredibile violenza (la differente consistenza dei materiali eruttivi ha reso nel tempo più difficili le operazione archeologiche nell'area di Ercolano).
Dal punto di vista vulcanico l'eruzione è detta Pliniana poichè prende il nome da Plinio il giovane che per primo descrisse questo tipo di eruzione.
Un' eruzione caratterizzata dall'emissione di magma molto viscosi (esplosivi) e dalla formazione di nubi ardenti.


Nell' eruzione del 1631 (la più grande dopo quella del 79 d.C.) persero la vita oltre 4000 persone.
In seguito vi furono altre eruzioni meno devastanti, sempre esplosive ma in alcuni casi accompagnate anche da fontane e colate di lava.
Ad esempio nel maggio 1855, una grande colata di lava incandescente, larga ben 70 metri, fluì verso un profondissimo crepaccio creando una sorta di cascata di fuoco.


Sin dal 1841 è presente un osservatorio che monitora il vulcano e i parametri fisici e geofisici, fondamentali per capire in anticipo se un'eruzione vulcanica possa essere ormai imminente.
In particolare viene monitorata l'attività sismica (in genere terremoti di piccola-media intensità), la composizione chimica dei gas delle fumarole vulcaniche e le deformazioni del suolo.
L'Osservatorio Vesuviano, fondato dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, risulta tra l'altro il più antico osservatorio vulcanologico del mondo.


L'ultima eruzione del Vesuvio risale al mese di marzo del 1944, durante la quale fontane di lava si innalzarono dal cratere fino ad un' altezza di 800 metri e le ceneri vulcaniche ricoprirono gran parte del sud Italia.
La nube vulcanica raggiunse i 5 km di altezza mentre i paesi più danneggiati dai depositi piroclastici furono Terzigno, Pompei, Nocera, Angri, Poggiomarino, Scafati e Cava.
Fortunatamente Napoli fu favorita dalla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli vulcanici.
L'eruzione del 1944 segna la transizione del vulcano da stato di attività caratterizzato da condizioni di condotto aperto a condizioni di condotto ostruito.


eruzione Vesuvio 1944

(sistema "Vesuvio - Monte Somma")


Una ricerca del 2001, condotta dalle Università di Napoli e di Nizza, ha permesso di accertare che a una profondità di circa 8 chilometri è presente un accumulo di magma che si estende per circa 400 chilometri quadrati.


Negli ultimi anni il Vesuvio è sempre più al centro del dibattito di vulcanologi e sismologi.
A tal proposito l’ingegnere Flavio Dobran, sulla base di equazioni e algoritmi che simulano un’eruzione di media intensità, prevedendo tutte le possibili variabili (dal vento alla potenza), ha affermato che potrebbe verificarsi uno "scenario apocalittico” con milioni di vittime.



Il Vesuvio tornerà ad eruttare

Dalle ricerche è emerso inoltre che le eruzioni su media scala, per quanto riguarda il Vesuvio avvengono una volta ogni 4 - 5 secoli.
L'ultima di questa intensità fu nel 1631 e distrusse gran parte del territorio intorno al vulcano facendo migliaia di morti.


Probabilmente la prossima eruzione vulcanica sarà anticipata da un intenso sciame sismico perciò, se si vuole monitorare l'attività del Vesuvio, consigliamo di dare uno sguardo alla nostra lista terremoti sempre aggiornata !



Vesuvio e Campi Flegrei: piano di evacuazione per oltre un milione di persone in caso di eruzione

Il 19 Giugno 2019 è stato firmato un accordo tra la Campania e le altre regioni italiane che prevede la distribuzione di oltre un milione di abitanti residenti nei 31 Comuni compresi nella zona rossa dell'area vesuviana e dei 7 Comuni dell'area Flegrea.
E' un risultato importantissimo perché la pianificazione dell'emergenza Vesuvio è iniziata nel 1984 mentre di questi protocolli se ne parlava addirittura nel lontano 2002.
Un piano di evacuazione che rappresenta però solo l'inizio di un percorso di preparazione a possibili eventi che necessitano la definizione di tutti i dettagli per gli abitanti dei comuni coinvolti.
Come dice il capo del Dipartimento di Protezione civile Angelo Borrelli bisogna infatti continuare a lavorare sulla pianificazione di emergenza perché è fondamentale che la pianificazione territoriale sia perfettamente integrata con la pianificazione nazionale.


Solo attraverso una coordinazione con i rispettivi comuni sarà possibile scongiurare una catastrofe.
A tal proposito, come annunciato da Vincenzo De Luca (presidente della regione Campania), da Settembre inizierà la campagna di comunicazione che informerà ogni cittadino su dove recarsi in caso di emergenza.
Inoltre tra il 16 e il 20 Ottobre nell'area dei Campi Flegrei si terrà un'esercitazione nazionale sul rischio vulcanico che durerà 72 ore e alla quale prenderanno parte quasi 2mila cittadini.

Secondo il piano di evacuazione (che interessa 1.155.000 abitanti) i cittadini del Vomero sarebbero sfollati tra il Piemonte e la Valle d'Aosta; quelli dell'Arenella in Veneto; Chiaiano e Scampia in Friuli Venezia Giulia; Soccavo in Emilia Romagna; Chiaia e una parte di San Ferdinando andranno in Sicilia; Posillipo andrà in Sardegna.

Per le periferie, invece, sono state scelte le regioni più vicine dove Bagnoli sarà gemellata con la Basilicata e la Calabria mentre Fuorigrotta col Lazio.
Gli abitanti di Pianura saranno distribuiti in Puglia.

Una distribuzione a livello nazionale che speriamo non sia mai necessario attuare ma che dimostra ancora una volta la solidarietà degli Italiani di fronte a simili tragedie.


piano di evacuazione vesuvio e campi flegrei



Una visione del cratere vulcanico spettacolare

In conclusione consigliamo la visione di questo video caricato su Youtube in cui si può ammirare il cratere del Vesuvio dalla telecamera di un drone:





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vulcano Vesuvio

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