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Vulcano Etna


  • Nazione
  • Tipologia
  • Ultima attività

  • Latitudine
  • Longitudine
  • Elevazione
  • Italia
  • Stratovulcano

  • 37.734° N
  • 15.004° W
  • 3330 m


Descrizione


L'Etna è un complesso vulcanico situato in Sicilia (sud Italia) formatosi nel corso di diverse fasi eruttive avute inizio circa 570.000 anni fa.
E' un vulcano a scudo affiancato da uno stratovulcano, avente un'altezza che può variare a seconda delle varie eruzioni.
Attualmente l'Etna è il vulcano attivo più alto d'Europa e per via delle sue numerose eruzioni, avvenute nel corso della storia e capaci di modificare il paesaggio circostante, è costantemente monitorato dagli esperti dell'INGV (Istituto Nazionale Geofisica Vulcanologia).


etna in eruzione

Fotografia scattata da Giuseppe Famiani





Per via della sua intensa e variabile attività eruttiva nel 2011 l'Etna raggiungeva i 3.340 metri e nel 2010 i 3.350 metri di altezza.
Si tratta di un vulcano dalle notevoli dimensioni, esteso su una superficie di 1570 km², con un diametro di circa 45 chilometri e un perimetro di 180 km.
Talmente grande che l'enorme vetta del vulcano è suddivisa dal punto di vista amministrativo tra 10 diversi comuni !


territorio etna

L’Etna era conosciuto nell’età romana come Aetna mentre ai nostri giorni è talvolta chiamato, dalla popolazione locale, con il nome "Mongibello".
Un curioso termine che ha origine nel periodo di dominazione araba quando il vulcano era noto anche come Ǧabal al-burkān (montagna del vulcano) o Ǧabal al-Nār (“montagna di fuoco”).
Questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel, letteralmente “monte Gibel” (dal latino mons “monte” e dall’arabo Jebel “monte”) e in seguito in Mongibello.
In passato si credeva che nelle viscere del vulcano vi fosse la fucina di Efesto dio del fuoco, delle fucine, dell'ingegneria, della scultura e della metallurgia.



Dal punto di vista vulcanico si ritiene che nell'area occupata oggi dall'Etna vi fosse in passato un ampio golfo nel punto di contatto tra la placca euroasiatica e la zolla africana.
Probabilmente fu proprio l'attrito tra le due placche a dar vita alle prime eruzioni sottomarine e alla nascita dei primi coni vulcanici.
Antichissime eruzioni (iniziate oltre 500mila anni fa) che hanno originato gli splendidi faraglioni della Riviera dei Ciclopi.


riviera dei ciclopi

Fase delle Tholeiiti Basali

Successivamente il sollevamento tettonico dell'area e il continuo accumulo di prodotti vulcanici espulsi durante le eruzioni determinarono l'emersione della regione

Fase delle Timpe

Circa 220.000 anni fa l’attività eruttiva si spostò lungo le faglie delle Timpe ovvero un sistema di strutture sismogeniche che formano il tratto di costa che da Capo Mulini arriva ad Acireale.
L'espulsione di lave di tipo basaltico-hawaiitico lungo fratture lineari ha determinato nel tempo la formazione di un piccolo vulcano a scudo.

Fase dei Centri eruttivi della Valle del Bove

Tra i 110.000 e i 60mila anni fa le eruzioni migrarono verso l'attuale depressione della Valle del Bove mutando da un'attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, ad un'attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive.
Fu un lungo periodo in cui si formarono coni vulcanici estremamente pericolosi come Rocche, Tarderia e Trifoglietto.

Fase Strato-vulcano

Circa 57.000 anni l'attività eruttiva migrò ulteriormente verso occidente dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove.
Uno spostamento che determinò la nascita di un importante centro eruttivo, denominato vulcano Ellittico o Mongibello Antico e che ancora oggi costituisce la struttura principale del Monte Etna.
Il nome Ellittico deriva dalla forma della caldera vulcanica formatasi con il collasso del Mongibello Antico.
I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiche, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto appunto 15.000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza.
Successive eruzioni molto effusive (caratterizzate da colate laviche molto fluide) riempirono la caldera del vulcano Ellittico determinando la nascita di un nuovo cono sommitale.

Mongibello Moderno

Negli ultimi due millenni nonostante l’attività predominante del vulcano Mongibello sia stata di tipo effusivo si hanno prove di numerose eruzioni esplosive di notevole intensità avvenute nel passato più recente.
Ne è un esempio l'eruzione del 122 a.C. quando si verificò un collasso dell’area sommitale e la formazione di una nuova caldera vulcanica chiamata Il Piano.
L'eruzione fu talmente violenta da ricoprire con cenere il versante sud-orientale dell’edificio vulcanico arrecando non pochi danni alla popolazione.




L'episodio eruttivo più lungo avvenuto in epoca storica ebbe invece inizio nel luglio 1614.
Il fenomeno durò ben dieci anni e fu eruttato un miliardo di metri cubi di lava che ricoprirono oltre 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano.
L'eruzione dell'Etna più distruttiva avvenne però nel 1669 quando colate laviche raggiunsero e superarono, dal lato occidentale, la città di Catania.
La fase eruttiva durò complessivamente 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

In generale l'Etna risulta un vulcano particolarmente attivo, sovrastato quasi perennemente da pennacchi di fumo e i cui episodi eruttivi hanno inizio con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica per poi culminare in un'emissione di lava (inizialmente molto fluida).
Talvolta però si registrano lunghi periodi di attività stromboliana.
L'Etna è inoltre uno dei pochi vulcani al mondo in cui è stato possibile osservare la nascita di nuove crateri vulcanici che nel tempo si sono resi protagonisti di diverse fasi eruttive.
L'attività vulcanica del "Mongibello" non si limita infatti ad un unico cono vulcanico bensì a diverse bocche eruttive formatesi in momenti diversi.


colata lavica etna

Fotografia scattata da Gianni Pennisi




Crateri dell'Etna

Nell’area sommitale del vulcano in passato vi era un unico cono vulcanico con un grande cratere principale ma a partire dal 1911 al suo interno si è creata una nuova bocca eruttiva detta Cratere di Nord Est (NEC).
Successivamente sempre all'interno del Cratere Centrale si formò nel 1945 la Voragine (VOR) e il 10 Giugno 1968 la Bocca Nuova (BN).

Il 14 maggio del 1971 una nuova fase eruttiva diede origine a quello che sarebbe diventato l’attuale Cratere di Sud Est (SEC).
Un cratere le cui dimensioni, in altezza e volume, sono aumentate dal 1998 arrivando a costituire in breve tempo un vero e proprio cono vulcanico alto circa 300 metri grazie all’accumulo del materiale eruttato.
Dal 2007 l'attività eruttiva ha interessato non più la sommità del Cratere di Sud Est bensì una depressione posta sul suo fianco orientale.

Il 6 novembre del 2009 sul fianco nord-orientale si formò una nuova bocca, inizialmente di piccole dimensioni, che nel tempo per via delle numerose eruzioni e attività parossistiche diede origine ad un nuovo cono vulcanico alto circa 280 metri ribattezzato Nuovo Cratere di Sud Est (NSEC).


crateri sommitali etna



Perché l'Etna erutta ?

Il vulcano attivo più alto d'Europa presenta delle sostanziali differenze con i numerosi complessi vulcanici presenti sul nostro territorio.
In genere infatti i vulcani si formano lungo i piani di subduzione, ovvero dove una placca tettonica più densa scivola sotto un'ulteriore zolla, e lungo le dorsali oceaniche dove si osserva l'allontanamento reciproco fra due placche tettoniche (con la conseguente risalita di materiale caldo dalle viscere della Terra).

Lungo la Sicilia Orientale la convergenza fra placca Africana e placca Euroasiatica potrebbero aver generato fratture perpendicolare alla spinta compressiva che tendono ad allargarsi permettendo la risalita di magma proveniente dal mantello terrestre.
Gli Iblei e l'Etna sarebbero il prodotto di questo particolare processo geologico.
Le faglie originatesi sono dunque responsabili dell'attività vulcanica dell'Etna e dell'intensa attività sismica della Sicilia orientale.

Secondo lo studio "Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses" condotto da un team di ricercatori dell’INGV, German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania la sorgente che alimenta le eruzioni dell'Etna si troverebbe infatti sotto le faglie della Scarpata Ibleo-Maltese.

Come affermato dal vulcanologo Marco Neri la "scarpata Ibleo-Maltese è una struttura tettonica che apre la crosta terrestre della Sicilia orientale permettendo la risalita dei magmi dal mantello ma allo stesso tempo costituisce un imponente sistema di faglie situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti.
Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.


scarpata ibleo maltese



Terremoti dell'Etna

Al di la dei forti terremoti causati dalle faglie presenti in Sicilia Orientale e collegate allo stesso regime tettonico in cui si trova la scarpata Ibleo-Maltese anche l'Etna, con la sua attività eruttiva, può influire pesantemente sull'attività sismica.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Geophysical Research Letters" condotto da un team di ricercatori dell'INGV, CNR e del Dipartimento di Protezione Civile le risalite di magma potrebbero stimolare le faglie presenti nell'area etnea aumentando notevolmente il rischio che esse possano generare un evento sismico.
Per fare un esempio molto semplice potete immaginarvi una torta che cuocendo in forno inizia a gonfiarsi all'aumentare della temperatura fino a creparsi al centro.

Il meccanismo nel caso dell'Etna è simile: il vulcano durante ogni eruzione si gonfia a causa della risalita del magma.
Se la quantità di magma e la spinta sono di una certa importanza il terreno si lacera permettendo la fuoriuscita della lava.
Ovviamente il magma in questa sua risalita si fa spazio nel sottosuolo sollecitando le faglie già esistenti, che di per se si trovano sempre in una sorta di precario equilibrio.
Se il magma però non dovesse trovare alcuno sbocco in superficie inizierebbe ad esercitare una tensione sui fianchi del vulcano capace di innescare il movimento delle faglie presenti nell'area.


terremoti etna




In conclusione vi consigliamo la visione di un bellissimo video realizzato nel corso di un'eruzione effusiva avvenuta negli anni scorsi.


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vulcano Etna

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